Una candela per Rita Hester
Prima del primo Transgender Day of Remembrance ci fu un omicidio irrisolto. La storia dietro il 20 novembre.
Il 20 novembre 1999 a San Francisco si tenne una veglia i cui effetti si sentono ancora oggi in tutto il mondo. L’aveva organizzata l’attivista trans Gwendolyn Ann Smith. Fu il primo Transgender Day of Remembrance, una giornata in memoria delle persone trans uccise perché erano ciò che erano.
L’occasione risaliva a un anno prima e all’altro capo del Paese. Ad Allston, un quartiere di Boston, Rita Hester era stata accoltellata nel suo appartamento alla fine di novembre del 1998. L’afroamericana trentaquattrenne viveva da tempo apertamente come donna trans ed era conosciuta nel vicinato. Probabilmente aveva fatto entrare lei stessa il suo assassino. Non fu mai catturato.
Quasi quanto il delitto, a molti fece male il modo in cui se ne parlò. I giornali ripresero i dati del rapporto di polizia, chiamarono Hester con il suo nome precedente e scrissero di lei come di un uomo. Per chi le era vicino fu una seconda ferita. Già pochi giorni dopo l’omicidio, oltre duecentocinquanta persone si riunirono per una prima veglia a lume di candela.
Smith voleva più di un singolo momento di lutto. Raccolse i nomi delle persone trans uccise e ne fece una giornata commemorativa annuale. Scelse la data di proposito: il 20 novembre è l’anniversario della morte di Chanelle Pickett, un’altra donna trans nera della zona di Boston. Pochi mesi prima della propria morte, Rita Hester si era detta preoccupata in un giornale che l’autore del delitto Pickett potesse cavarsela con troppo poco.
Ciò che iniziò come una piccola veglia è oggi un movimento internazionale. Anche in Svizzera, Germania e Austria quella sera si accendono candele e si leggono nomi. Le liste ogni anno sono lunghe. La violenza colpisce con particolare frequenza le donne trans nere, e le vittime vengono ancora chiamate in modo errato nei rapporti di polizia e nei media. La giornata ricorda che la visibilità da sola non protegge.