Freddie Mercury rompe il silenzio
Il giorno prima di morire, Freddie Mercury rese pubblica la sua malattia di AIDS e diede un volto alla malattia.
Il 23 novembre 1991 l’addetta stampa di Freddie Mercury diffuse una breve dichiarazione scritta che in poche ore fece il giro del mondo. Il cantante dei Queen vi confermava di essere sieropositivo e malato di AIDS. Dopo settimane di speculazioni sulla stampa, era giunto il momento che amici e fan conoscessero la verità. Meno di ventiquattro ore dopo era morto.
Le voci non erano nuove. Da anni i tabloid britannici facevano congetture sul suo stato di salute. Mercury non andava più in tournée e nel suo ultimo videoclip appariva visibilmente indebolito. Conosceva la diagnosi da tempo. L’aveva tenuta per sé di proposito, anche per proteggere le persone a lui vicine.
Altrettanto riservato era sulla sua vita privata. Della sua sessualità non parlò mai pubblicamente. Eppure dalla metà degli anni Ottanta era legato a Jim Hutton, che viveva con lui nella sua casa di Garden Lodge a Kensington. I due portavano le fedi, molto prima che le coppie dello stesso sesso fossero riconosciute giuridicamente in Gran Bretagna. La loro relazione era affar loro, disse poi Hutton.
La dichiarazione arrivò in un periodo in cui molti media trattavano i gay malati di AIDS con scherno anziché compassione. Che proprio una delle più grandi rockstar del mondo chiamasse la malattia per nome cambiò lo sguardo di molti. L’AIDS aveva improvvisamente un volto amato da milioni di persone.
Mercury morì la sera del giorno dopo di polmonite, a soli quarantacinque anni. Davanti alla sua casa i fan deposero fiori, e «Bohemian Rhapsody» tornò in vetta alle classifiche britanniche. La primavera successiva un concerto tributo riempì lo stadio di Wembley a Londra, all’insegna della prevenzione dell’AIDS. Nacque inoltre il Mercury Phoenix Trust, che ancora oggi lotta contro HIV e AIDS.
Il momento in cui il mondo apprese la verità lo scelse Mercury stesso. Fu la sua ultima grande apparizione, senza alcun palco.