Tokyo riconosce le coppie dello stesso sesso
Tokyo rilascia per la prima volta certificati di unione. Un grande passo per il Giappone, ma ancora lontano dal traguardo.
Il 1º novembre 2022 il governo metropolitano di Tokyo rilasciò per la prima volta certificati di unione alle coppie dello stesso sesso. La capitale giapponese divenne così il più grande ente locale del Paese a riconoscere ufficialmente tali unioni. Un passo importante in un Paese che è l’unico membro del G7 a non riconoscere le coppie dello stesso sesso a livello nazionale.
Questo sviluppo fu preceduto da un lungo processo. Già nel 2015 il quartiere di Shibuya, a Tokyo, aveva introdotto da pioniere un sistema di unioni. Nei sette anni successivi si aggiunsero oltre duecento comuni più piccoli. Alla fine seguì anche la metropoli di Tokyo. L’offerta era rivolta a coppie maggiorenni in cui almeno una persona appartiene a una minoranza sessuale. Le domande si potevano presentare discretamente online.
Anche se i certificati non sono giuridicamente vincolanti, semplificano la vita quotidiana: le coppie possono candidarsi insieme per alloggi comunali e in ospedale ottengono più facilmente informazioni sulla partner o sul partner. Quanto pesante potesse essere prima la mancanza di riconoscimento lo mostra l’esperienza dell’attivista Soyoka Yamamoto. Quando la sua compagna Yoriko chiamò i soccorsi per un’emergenza medica, le fu chiesto di ottenere prima il consenso dei genitori di Yamamoto. Le due donne, insieme da oltre dieci anni, ricevettero già il primo giorno il loro certificato firmato dalla governatrice Yuriko Koike.
Restavano però lacune sostanziali. Il certificato non fonda né un diritto successorio né un diritto al visto per partner stranieri. Una coppia di donne che cresce insieme un figlio chiedeva inoltre una migliore tutela per i figli delle famiglie arcobaleno. L’attivista trans Fumino Sugiyama riassunse i sentimenti contrastanti: l’introduzione era un grande passo, ma solo l’inizio, non il traguardo.