Per la prima volta apertamente queer sulla scheda elettorale
Due giovani in Namibia osarono ciò che nessuno aveva osato prima: candidarsi al Parlamento apertamente queer.
Il 27 novembre 2024 la Namibia elesse un nuovo Parlamento e un nuovo vertice dello Stato. Nelle liste elettorali comparivano due nomi che fecero la storia: Kevin Wessels e William Minnie. Furono le prime persone apertamente queer a candidarsi all’Assemblea nazionale del Paese.
Wessels, allora ventottenne, si presentava per il Republican Party e si definisce pansessuale. Minnie, appena ventiduenne e studente, era candidato per il Landless People’s Movement e vive apertamente da gay. Era arrivato alla politica attraverso il codice penale. Quando si imbatté nel vecchio divieto di «sodomia e atti contro natura», si chiese chi potesse mai decidere chi lui dovesse essere.
Il momento non era casuale. Solo a giugno dello stesso anno la High Court di Windhoek aveva dichiarato incostituzionale il divieto di atti sessuali tra uomini. Risaliva all’epoca coloniale ed era stato semplicemente ripreso all’indipendenza. Il governo però impugnò la sentenza. Allo stesso tempo i toni di politica e Chiese si inasprirono, e attiviste e attivisti segnalarono crimini d’odio mortali.
I due puntavano sui giovani. Quasi due terzi degli aventi diritto erano nati nel 1982 o dopo. Questa generazione ne aveva abbastanza, diceva Wessels, voleva finalmente prendersi il suo spazio. Entrambi chiedevano soprattutto una tutela legale contro la discriminazione, per esempio nella ricerca di casa, sul lavoro o dal medico.
Né Wessels né Minnie entrarono in Parlamento. Il voto stesso fu travagliato: per mancanza di schede e guasti tecnici alcuni seggi dovettero prolungare la votazione di diversi giorni. Alla fine vinse lo storico partito di governo SWAPO, e con Netumbo Nandi-Ndaitwah la Namibia ebbe la sua prima presidente.
Per la comunità queer contava però altro. Per la prima volta persone come loro trovavano sulla scheda un nome che le rappresentava apertamente.