I primi Gay Games in Asia
Per la prima volta in Asia: Hong Kong inaugurò i Gay Games. Una festa dello sport tra slancio, pandemia e venti contrari.
Il 3 novembre 2023 iniziarono a Hong Kong gli undicesimi Gay Games, per la prima volta in assoluto su suolo asiatico. La città aveva ottenuto l’evento già nel 2017. Poi arrivò la pandemia. L’evento fu rinviato di un anno e, poiché a lungo non era chiaro quando Hong Kong avrebbe allentato le sue rigide regole d’ingresso, i Giochi furono divisi con Guadalajara, in Messico. Molti atleti e atlete da Europa e America scelsero poi la strada più breve.
Gli obiettivi iniziali erano ambiziosi: un tempo si contava su circa quindicimila partecipanti. Ne arrivarono poco meno di duemilaquattrocento da una quarantina di Paesi e territori. Oltre a tennis, nuoto e calcio, il programma comprendeva anche gare di dragon boat e mahjong. La cerimonia d’apertura al Queen Elizabeth Stadium si tenne il giorno dopo, con la danza del leone e la sfilata delle delegazioni.
Non mancarono i venti contrari. Diversi deputati vicini al governo chiesero un divieto, a cominciare da Junius Ho, che vedeva nei Giochi una minaccia per la sicurezza nazionale. Taiwan, preoccupata per i propri atleti, non mandò alcuna delegazione a Hong Kong. Anche il governo si tenne vistosamente in disparte. Tanto più fece notizia Regina Ip, un pilastro dell’establishment. Tenne il discorso di benvenuto all’apertura e disse che quel giorno si stava scrivendo la storia.
Le speranze erano grandi. Poco prima la Corte suprema aveva fissato al governo un termine per riconoscere giuridicamente le unioni dello stesso sesso. Due anni dopo, però, il Parlamento respinse nettamente il relativo disegno di legge. Così i Gay Games restano un momento di grande visibilità in una città in cui i diritti queer si conquistano ancora oggi soprattutto in tribunale.