Strasburgo dà ragione a una rivista queer
Dieci anni dopo il sequestro, la rivista queer Kaos GL ottiene ragione a Strasburgo.
Il 22 novembre 2016 la Corte europea dei diritti dell’uomo condannò la Turchia. I fatti risalivano a dieci anni prima: nel luglio 2006 le autorità di Ankara avevano sequestrato l’intera tiratura di un numero di Kaos GL, la più antica rivista queer del Paese.
Kaos GL uscì per la prima volta nel 1994. Dal piccolo opuscolo nacque un movimento, e nel 2005 il gruppo fu la prima organizzazione LGBT della Turchia a essere registrata ufficialmente come associazione. Il numero 28 contestato era dedicato al rapporto tra pornografia e omosessualità, con testi, interviste e alcune immagini esplicite. Per le autorità era oscenità. Il direttore Umut Güner fu incriminato, ma assolto nel 2007. Le copie però restarono sotto sequestro. Furono restituite solo nel 2012, dopo la chiusura definitiva del procedimento. Erano passati più di cinque anni.
A Strasburgo i giudici decisero all’unanimità: il sequestro violava la libertà di espressione sancita dall’articolo 10 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo. La tutela della morale era sì un obiettivo legittimo. Ma le autorità non avevano nemmeno valutato se misure più lievi sarebbero bastate, come un divieto di vendita ai minori o una confezione con avvertenza. Bloccare un’intera tiratura per anni era sproporzionato.
Per la comunità queer fu un segnale importante. Arrivò però in un periodo in cui il clima nel Paese era già cambiato. Dal 2015 le autorità vietano il Pride di Istanbul, e gli interventi della polizia con gas lacrimogeni fanno da allora parte del quadro. Kaos GL pubblica ancora oggi e documenta questa evoluzione. La sentenza mostra che una piccola redazione di Ankara può ottenere ragione davanti a una corte europea, anche se la politica in patria se ne lascia impressionare poco.