La diversità è naturale come respirare
La diversità è naturale come respirare. Come nel 2018 la più alta corte della Guyana fece cadere una legge coloniale.
Il 13 novembre 2018 la Corte di giustizia caraibica, il più alto tribunale della Guyana, dichiarò incostituzionale una legge del 1893. Puniva chi si mostrava in pubblico «per uno scopo improprio» con gli abiti dell’altro sesso. Un retaggio dell’epoca coloniale britannica che nella vita quotidiana colpiva soprattutto le donne trans.
Nel febbraio 2009 la polizia di Georgetown arrestò diverse donne trans. Il loro reato: indossavano gonne, parrucche o collant. Furono trattenute senza che fosse loro comunicato il motivo. In tribunale furono condannate a multe. Il magistrato competente diede loro anche un consiglio: andare in chiesa e affidare la propria vita a Gesù Cristo.
Quattro delle persone colpite reagirono, sostenute dall’organizzazione SASOD e da Guyana Trans United. La strada fu lunga. La High Court e poi la Corte d’appello mantennero il divieto quando vi fosse uno «scopo improprio». Che cosa significasse esattamente, nessuno lo diceva.
Proprio qui intervennero i cinque giudici dell’ultima istanza. La legge era così vaga che nessuno poteva sapere quando commetteva un reato. Violava il diritto alla parità di trattamento e la libertà di espressione. La Corte censurò chiaramente anche le parole del magistrato: lo scranno del giudice non è un luogo per fare proselitismo. Poi seguì una frase da allora citata spesso. La diversità è naturale come respirare.
Le organizzazioni per i diritti umani celebrarono la decisione come una delle più importanti nella storia della Corte. Rafforzò le persone trans in una regione in cui le leggi coloniali sulla morale producono effetti ancora oggi. Nella stessa Guyana, però, i rapporti sessuali tra uomini sono tuttora puniti. La sentenza del 2018 ha comunque mostrato che leggi simili possono essere abbattute in tribunale.