La Corte suprema respinge Kim Davis
Dieci anni dopo il suo rifiuto, Kim Davis voleva portare il matrimonio egualitario davanti alla Corte suprema. La risposta fu laconica.
Il 10 novembre 2025 nell’elenco ordinario delle decisioni della Corte suprema degli Stati Uniti c’era una riga che molte coppie queer aspettavano. Il ricorso di Kim Davis era respinto. Senza motivazione e senza che alcun membro della Corte esprimesse dissenso.
Davis era diventata famosa in tutto il mondo dieci anni prima. Come funzionaria dello stato civile della contea di Rowan, in Kentucky, nel 2015 si era rifiutata di rilasciare una licenza di matrimonio a David Ermold e David Moore. Era accaduto poco dopo che la Corte suprema, con la sentenza Obergefell contro Hodges, aveva introdotto il matrimonio egualitario in tutto il Paese. Davis si appellava alla sua fede. Poiché si oppose a un ordine del tribunale, finì in carcere per sei giorni.
La coppia fece causa. Anni dopo una giuria le riconobbe centomila dollari di risarcimento, più le spese legali. Davis fece ricorso e perse. Davanti alla Corte suprema chiese infine non solo di essere sollevata dalla responsabilità personale. Invitò anche i giudici a ribaltare Obergefell stessa, definendo la sentenza una «finzione giuridica». Era la prima richiesta formale di questo tipo dal 2015.
Il nervosismo era grande. In diversi Stati c’erano iniziative contro il matrimonio egualitario, e la stessa Corte aveva già abolito nel 2022 il diritto all’aborto a livello nazionale. Molti esperti ritenevano il caso poco adatto, ma l’incertezza rimase fino alla fine.
Dopo la decisione l’avvocato della coppia parlò di una vittoria per tutte le coppie dello stesso sesso. Per le oltre ottocentomila coppie dello stesso sesso sposate nel Paese fu soprattutto un sollievo. Il matrimonio egualitario però non è con ciò definitivamente al sicuro. La Corte ha solo deciso di non accogliere questo singolo caso.