Davanti alla Campana della Libertà nel giorno della festa nazionale
Proprio il 4 luglio gay e lesbiche rivendicarono davanti al simbolo della libertà americana i diritti che mancavano loro.
Il 4 luglio 1965, mentre Filadelfia celebrava la festa nazionale, una quarantina di gay e lesbiche sfilarono in cerchio davanti all’Independence Hall. Luogo e data erano stati scelti con cura: proprio in quell’edificio era stata dibattuta e firmata la Dichiarazione d’indipendenza, e la vicina Campana della Libertà era considerata il simbolo per eccellenza della libertà americana. Quando la nazione festeggiava il compleanno delle sue promesse di libertà, doveva anche essere visibile per chi quelle promesse non valevano.
La manifestazione si chiamava «Annual Reminder», il promemoria annuale. Doveva mostrare al pubblico in festa che a una parte della popolazione erano negati i diritti alla vita, alla libertà e alla ricerca della felicità promessi nel documento fondativo. La protesta si agganciava deliberatamente ai festeggiamenti: prima la parata ufficiale del giorno dell’Indipendenza attraversava la città, poi i manifestanti si presentavano davanti all’Independence Hall. Quando durante la manifestazione passarono i portabandiera, attiviste e attivisti abbassarono i cartelli, rimasero immobili e si posero la mano sul cuore. Il messaggio era inequivocabile: anche noi siamo cittadine e cittadini a pieno titolo di questo Paese.
La protesta era organizzata dalle East Coast Homophile Organizations, guidate dall’astronomo Frank Kameny, licenziato nel 1957 dal governo americano per la sua omosessualità, e da Barbara Gittings di Filadelfia. Kameny pretendeva un rigido codice d’abbigliamento: uomini in giacca e cravatta, donne in abito. I manifestanti dovevano apparire come cittadini rispettabili, in un’epoca in cui una sola foto poteva costare la carriera.
L’«Annual Reminder» si ripeté ogni 4 luglio fino al 1969. Dopo i moti di Stonewall la protesta si spostò a New York e crebbe fino a diventare le prime parate del Pride.