Una perquisizione illegale diventa una svolta
Senza mandato, nel 2005 alcuni agenti fecero irruzione in casa di un attivista a Kampala. Il caso fece storia nel diritto.
Il 20 luglio 2005 in un sobborgo di Kampala fu presa d’assalto la casa di Victor Mukasa, fondatore e primo presidente dell’organizzazione Sexual Minorities Uganda (SMUG). Agenti di sicurezza entrarono nell’abitazione senza mandato, la perquisirono e sequestrarono documenti sul lavoro dell’associazione. Un’attivista in visita, Yvonne Oyo, fu arrestata. Secondo organizzazioni internazionali per i diritti umani entrambe furono trattate in modo degradante, cosa che fu qualificata come molestia sessuale.
Invece di lasciarsi intimidire, Mukasa nel 2006 avviò un’azione legale contro il procuratore generale ugandese. La causa Mukasa and Another v. Attorney-General si basava sulla Costituzione e sosteneva che la perquisizione avesse violato il diritto alla privacy e alla dignità. Il processo si protrasse per oltre due anni, mentre Mukasa stesso era sempre più sotto pressione e a tratti dovette riparare in Sudafrica.
Il 22 dicembre 2008 l’Alta corte dell’Uganda emise una sentenza innovativa: la Costituzione tutelava tutte le cittadine e tutti i cittadini ugandesi, indipendentemente da orientamento sessuale o identità di genere. Il governo fu condannato a risarcire i danni. Era la prima volta che un tribunale dell’Africa orientale riconosceva espressamente che i diritti fondamentali costituzionali valevano anche per persone lesbiche, gay, bisessuali e trans.
La sentenza resta ancora oggi un punto di riferimento giuridico, benché nel 2023 l’Uganda abbia emanato con l’Anti-Homosexuality Act una delle leggi più dure al mondo contro le persone queer. Mukasa prosegue il suo lavoro in esilio e ha fondato l’East and Horn of Africa Human Rights Defenders Project, che sostiene attiviste e attivisti nella regione.