Pride sotto una pioggia di sassi
40 manifestanti, 200 aggressori, grida di «Kill the gays»: il primo Pride del Montenegro e le sue conseguenze.
Il 24 luglio 2013 il Montenegro tentò per la prima volta nella sua storia di organizzare un Pride, e con esso l’intero Paese finì sotto osservazione. Nella città adriatica di Budva circa 40 partecipanti con magliette arcobaleno sfilarono per le strade, accompagnati da un grande dispositivo di polizia. Di fronte a loro c’erano circa 200 oppositori che lanciavano sassi, bottiglie e razzi luminosi contro polizia e manifestanti, scandendo «Kill the gays» e «Solo un Montenegro sano». La polizia dovette accorciare il percorso per evitare altri scontri; almeno dieci aggressori furono arrestati, diversi partecipanti rimasero lievemente feriti.
Il coorganizzatore Zdravko Cimbaljević, il primo uomo a dichiararsi pubblicamente gay in Montenegro, disse a Reuters di non aspettarsi una reazione così violenta: «Questo è il vero volto del Montenegro.» Già il giorno prima a Budva erano comparsi falsi necrologi con il suo nome e la sua foto.
L’episodio colpì un Paese in pieno processo di adesione all’UE: il Montenegro aveva appena avviato i negoziati e doveva tra l’altro dimostrare progressi nella tutela delle minoranze sessuali. Un sondaggio dell’istituto Ipsos di quel periodo mostrava quanto aspirazioni e realtà sociale divergessero: due terzi degli intervistati consideravano l’omosessualità una malattia, quattro su cinque ritenevano che dovesse restare una questione privata.
Un anno dopo l’organizzazione montenegrina per i diritti umani Human Rights Action tracciò un bilancio deludente: nonostante numerosi arresti e aggressioni chiaramente riconoscibili davanti alle telecamere, non ci fu alcuna incriminazione degli aggressori. La procura non ravvisò alcun reato, cosa che l’organizzazione criticò come un lasciapassare per la violenza contro le persone queer.