Linciato alla luce del fuoco durante l’assedio turco
In pieno assedio turco una folla inferocita uccide a Vienna un ragazzo per i suoi vestiti.
Il 14 luglio 1683, primo giorno del secondo assedio turco di Vienna, scoppiò un incendio nel monastero degli Scozzesi, vicino alle mura cittadine. Un forte vento spinse le fiamme verso il vicino arsenale civico, dove erano immagazzinate grandi quantità di polvere da sparo e armi. Un’esplosione avrebbe posto fine immediatamente alla difesa della città assediata dagli Ottomani. Nel panico della popolazione si diffuse la voce che dietro l’incendio ci fossero spie turche o incendiari pagati dagli Ottomani.
Fu fermato e accusato un ragazzo di circa 16 o 17 anni in abiti femminili, che si trovava vicino al focolaio. Anche il barone Zwifl, noto in città e considerato innocuo, in alcune fonti chiamato Knifl, finì nel mirino della folla inferocita. Senza alcuna prova entrambi furono uccisi a bastonate da una folla furiosa. I cadaveri insanguinati furono trascinati al cimitero presso la chiesa di San Pietro, dove garzoni macellai li scuoiarono a regola d’arte tra le grida di giubilo dei presenti. Solo in seguito si scoprì che a causare accidentalmente l’incendio era stato uno stalliere distratto e che non c’era alcun legame con i presunti incendiari.
Il cronista contemporaneo Johann Peter von Vaelckeren registrò l’accaduto nel suo diario dell’assedio, che descrive espressamente il ragazzo come comparso in abiti femminili. Per storiche e attivisti della comunità trans austriaca il caso è oggi considerato il più antico omicidio documentato di una persona di genere non conforme a Vienna. Nel 2003, per il 320º anniversario, l’associazione TransX ricordò il destino del giovane senza nome con una settimana commemorativa e un corteo funebre, richiamando così per la prima volta pubblicamente l’attenzione sulla violenza persistente contro le persone trans, che ancora oggi in tutto il mondo sono vittime di crimini d’odio.