Kameny dichiara guerra alla patologizzazione
Prima dell’era di Stonewall: nel 1964 Kameny paragona la lotta per i diritti gay a quella della NAACP e delle organizzazioni ebraiche per i diritti civili.
Il 22 luglio 1964 l’attivista americano Frank Kameny tenne alla Freedom House di Washington, D.C., un discorso intitolato «Civil Liberties: A Progress Report». Vi sostenne una posizione radicale per l’epoca: la questione se l’omosessualità fosse innata o acquisita non doveva avere alcun ruolo nella lotta per la parità dei diritti civili.
Kameny fece a questo scopo un confronto incisivo con altri movimenti per i diritti civili. Né la NAACP né l’organizzazione per i diritti civili CORE si preoccupavano di quale gene causasse la pelle scura, argomentò, e l’Anti-Defamation League ebraica non si interessava alla possibilità di risolvere l’antisemitismo con la conversione al cristianesimo. Allo stesso modo la causa dell’omosessualità era irrilevante per la richiesta di pari diritti. Kameny disse testualmente: «Vogliamo diritti per le nostre minoranze IN QUANTO neri, IN QUANTO ebrei e IN QUANTO omosessuali. Perché lo siamo è del tutto irrilevante.»
Questa posizione si opponeva alla prassi dominante di molti gruppi omofili dell’epoca, che puntavano piuttosto su adattamento, riserbo e sottolineatura dei punti in comune con gli eterosessuali. Kameny, licenziato dal pubblico impiego nel 1957 per la sua omosessualità, aveva cofondato nel 1961 la Mattachine Society of Washington. Con la sua retorica intransigente divenne una figura determinante del primo movimento americano per i diritti civili degli omosessuali e pose anche le basi per i successivi attacchi alla patologizzazione psichiatrica. L’Associazione americana di psichiatria cancellò l’omosessualità dal suo manuale diagnostico solo nel 1973. Quattro anni dopo quel discorso Kameny coniò inoltre lo slogan ancora oggi noto «Gay is Good».