Un disegno di legge sulle unioni dello stesso sesso in Parlamento
Un tribunale costrinse Hong Kong ad agire: nel 2025 il progetto arrivò in Parlamento. Alla fine fu respinto.
Il 16 luglio 2025 il governo di Hong Kong presentò per la prima volta al Consiglio legislativo (LegCo) un disegno di legge per la registrazione delle unioni tra persone dello stesso sesso. Era la prima lettura; la seconda iniziò lo stesso giorno e fu rinviata.
L’aveva preceduta una decisione giudiziaria. Il 5 settembre 2023 la Corte d’appello finale, il più alto tribunale di Hong Kong, stabilì nel caso Sham Tsz Kit contro il segretario alla Giustizia che la mancanza di un quadro giuridico per le coppie dello stesso sesso violava l’articolo 14 della Bill of Rights di Hong Kong (tutela della vita privata). La Corte diede al governo due anni di tempo per porvi rimedio. Il ricorrente era il noto attivista per la democrazia e per i diritti LGBTIQ Jimmy Sham.
Il progetto volutamente non andava lontano: non prevedeva né matrimonio né unioni contratte sul posto, ma solo il riconoscimento di matrimoni o unioni contratti all’estero. Almeno una delle due persone doveva risiedere a Hong Kong. Le coppie riconosciute avrebbero ottenuto diritti limitati, per esempio per decisioni mediche, visite in ospedale, donazione di organi e gestione della salma della persona defunta.
Il testo scosse fortemente l’opinione pubblica: la segreteria del Parlamento ricevette oltre 10 000 contributi, più che per qualsiasi altro progetto dalla riforma elettorale del 2021. Tra i contributi pubblicati, oltre il 70 per cento respingeva la legge. Il capo dell’esecutivo John Lee sosteneva il progetto: disattendere l’ordine del tribunale avrebbe avuto gravi conseguenze per lo Stato di diritto.
Nonostante una maggioranza filogovernativa, il progetto incontrò un’ampia opposizione nel campo conservatore. Il 10 settembre 2025 fu respinto in seconda lettura con 71 voti contro 14, la prima legge governativa bocciata dal Consiglio legislativo dal 2021.