Time mette gli omosessuali in copertina
Poco dopo Stonewall, Time osò una storia di copertina sugli omosessuali. Un documento d’epoca ambivalente.
Il 31 ottobre 1969, giorno di Halloween, il Time Magazine uscì con una storia di copertina che attirò l’attenzione: «The Homosexual in America». Pochi mesi dopo i disordini allo Stonewall Inn di New York, il newsmagazine allora più influente degli Stati Uniti metteva al centro un tema di cui a lungo si era parlato pochissimo in pubblico.
Il tono era cambiato. Solo pochi anni prima Time aveva descritto l’omosessualità in un saggio come una malattia perniciosa. Ora la rivista raccontava una scena sicura di sé, con propri bar, libri e spettacoli teatrali. Parlava del movimento omofilo, i cui membri rivendicavano diritti civili e manifestavano davanti alla Casa Bianca. Si accennava anche a Halloween: come festa in cui le sottoculture gay di città come San Francisco e New York giocavano allegramente con travestimenti e ruoli.
L’articolo metteva in discussione alcune idee diffuse. Gay e lesbiche, vi si leggeva, erano più spesso vittime di reati che autori. Allo stesso tempo vecchi pregiudizi continuavano a segnare il racconto. L’omosessualità appariva come un grave disadattamento, causato da esperienze dolorose nell’infanzia. La rivista sollevava persino la questione di una cospirazione omosessuale per dominare il mondo dell’arte. Un sondaggio citato mostrava che quasi due terzi della popolazione ritenevano gli omosessuali dannosi.
Un’altra prospettiva la portò Franklin Kameny. L’attivista apertamente gay partecipò a una tavola rotonda sulla domanda se gli omosessuali fossero malati. Respinse con decisione questa idea, paragonò l’omofobia al razzismo e rifiutò la svalutazione medica. Nella versione stampata ebbe l’ultima parola.
Quattro anni dopo l’Associazione psichiatrica americana cancellò l’omosessualità dal suo manuale diagnostico. La storia di copertina di Time resta un documento di transizione: rese visibile la vita omosessuale e diede spazio a una voce sicura di sé, pur continuando a trasmettere molti dei pregiudizi ereditati.