La fine della Section 28
Nascosta in una legge sulle finanze comunali: nel 2003 sparì la Section 28, il bavaglio scolastico britannico.
Il 18 settembre 2003 a Londra ricevette l’assenso reale una legge che sapeva di contabilità. Il Local Government Act regolava finanze comunali, imposte sulle attività e bilanci per l’edilizia. Ma molto in fondo al testo c’era una sezione che con tutto ciò non aveva nulla a che fare. Cancellava la Section 28 dal diritto britannico.
La norma era stata introdotta dal governo di Margaret Thatcher. Dal 1988 era vietato agli enti locali promuovere l’omosessualità o far insegnare nelle scuole che fosse accettabile come «finta relazione familiare». Che cosa significasse in concreto non era scritto da nessuna parte. Proprio lì stava il suo effetto. Insegnanti preferivano tacere, biblioteche toglievano libri, gruppi di studenti si scioglievano. Chi subiva bullismo non trovava nessuno che si sentisse competente.
La resistenza iniziò subito. Attiviste lesbiche irruppero in un telegiornale in diretta della BBC. In un dibattito radiofonico sulla clausola l’attore Ian McKellen parlò per la prima volta pubblicamente della sua omosessualità; poco dopo fu tra i fondatori di Stonewall. Eppure la legge resistette quindici anni.
La Scozia aprì la strada nel 2000: lì la clausola cadde con una delle prime decisioni del nuovo Parlamento. A Westminster diversi tentativi fallirono alla Camera dei lord, dove una maggioranza difendeva ostinatamente il testo. Solo al terzo tentativo l’abrogazione riuscì, inserita in un’anonima legge sugli enti locali. La clausola decisiva fu presentata dal deputato liberaldemocratico Ed Davey.
Due mesi dopo la firma, il 18 novembre 2003, la Section 28 era storia. Le scuse si fecero attendere più a lungo. Solo nel 2009 David Cameron ammise che il suo partito aveva sbagliato.