Il cavaliere e il suo servo sul rogo
Cavaliere e servo bruciano, ufficialmente per sodomia. Ma dietro la sentenza c’era anche politica di potere.
Il 24 settembre 1482, una domenica, a Zurigo si radunò una grande folla. Sulla piazza del mercato due uomini furono bruciati vivi: il cavaliere alsaziano Richard Puller von Hohenburg e il suo giovane servo Anton Mätzler. L’accusa era di sodomia. Vi rientravano allora tutte le pratiche sessuali considerate contro natura, compreso l’amore tra uomini.
Puller non era uno sconosciuto. Il nobile viveva da alcuni anni a Zurigo e reclamava da Strasburgo un’intera eredità. Zurigo fiutò dapprima una faida redditizia, ma non trovò alleati nella Confederazione. Il cavaliere litigioso divenne un peso politico.
L’accusa arrivò a proposito. Secondo un cronista dell’epoca, la relazione fu notata perché Mätzler si vantava di abiti preziosi e camicie fini. Solo sotto tortura i due confessarono che dietro il rapporto di servizio c’era una relazione amorosa duratura. Nel verbale d’interrogatorio si legge che il servo era «treffelich lieb», teneramente caro, al cavaliere. Forza trainante del procedimento fu Hans Waldmann, il celebrato capo delle truppe zurighesi contro Carlo il Temerario.
Sul luogo dell’esecuzione Puller si rifiutò di ripetere la confessione. L’accusa era solo un pretesto per impadronirsi dei suoi beni. Già i contemporanei notarono quanto l’esecuzione giovasse ai rapporti con Strasburgo. Una fonte sostenne persino che la città avesse pagato per questo ottomila fiorini.
Il Dizionario storico della Svizzera osserva che le sentenze contro i cosiddetti sodomiti dipendevano allora fortemente dalla reputazione della persona. Il caso Puller mostra quanto morale e politica di potere fossero intrecciate. Successive cronache illustrate raffigurarono la scena, ma la spostarono davanti alle mura. Waldmann, sindaco dal 1483, finì lui stesso sei anni dopo sul luogo dell’esecuzione.