Una giornata tutta per la B
Le persone bisessuali furono a lungo invisibili. Nel 1999 tre attivisti diedero loro una giornata propria, grazie a Freddie Mercury.
Il 23 settembre 1999 un piccolo gruppo di attiviste e attivisti celebrò per la prima volta una giornata che fino ad allora non esisteva: il Celebrate Bisexuality Day. Lo scenario era il Sudafrica. La giornata fu celebrata ufficialmente per la prima volta alla conferenza dell’International Lesbian and Gay Association a Johannesburg.
Dietro l’idea c’erano tre persone degli Stati Uniti: Wendy Curry del Maine, Michael Page della Florida, che aveva anche disegnato la bandiera bi rosa, viola e blu, e Gigi Raven Wilbur del Texas. Erano stanche che le persone bisessuali restassero sempre a metà strada. Nel mondo eterosessuale erano considerate una curiosità, in parte del movimento gay e lesbico persone indecise. Wilbur centrò il problema: chi vede una coppia mano nella mano la mette subito in un cassetto, etero o gay. Per tutto ciò che sta in mezzo non c’è posto.
La scelta della data fu quasi casuale. Curry raccontò poi che si stava insieme a un incontro bi a sfogare la frustrazione, finché qualcuno propose di fare semplicemente una festa. Tutti veneravano Freddie Mercury. Poiché il cantante dei Queen era nato a settembre, la scelta cadde su quel mese. Il giorno stesso è il compleanno di Wilbur.
Dalla festa nacque una tradizione. Oggi il 23 settembre è noto in tutto il mondo come Bi Visibility Day, con letture, incontri e municipi illuminati con i colori della bandiera bi. Dal 2014 vi conduce persino un’intera settimana d’azione.
Quanto peso abbia ormai la giornata si vide quattordici anni dopo la prima celebrazione. Il 23 settembre 2013 la Casa Bianca di Barack Obama invitò per la prima volta in assoluto attiviste e attivisti bisessuali a un incontro dedicato. Più di trenta di loro parlarono con rappresentanti del governo di salute, violenza e discriminazione. La data non era casuale.