Ciò che la Stasi non riuscì a disgregare
L’uomo che la Stasi voleva disgregare costruì il movimento gay per i diritti civili della DDR.
Il 3 settembre 2017 morì nella cittadina di Bismark, nell’Altmark, un uomo senza il quale il movimento lesbico e gay tedesco oggi avrebbe un altro volto. Eduard Stapel, che tutti chiamavano Eddi, aveva sessantaquattro anni.
Stapel era giornalista e teologo, e in realtà voleva diventare pastore. Non se ne fece nulla. La sua Chiesa negò l’ordinazione all’uomo apertamente gay. Il vescovo gli offrì una soluzione caso per caso: poteva diventare pastore, ma senza farne un precedente. Stapel rifiutò. O tutti o nessuno.
Al suo posto costruì dal 1982 qualcosa che nella DDR non doveva esistere. A Lipsia fondò il gruppo di lavoro Omosessualità della comunità studentesca evangelica, il primo del genere nel Paese, e un anno dopo un secondo a Magdeburgo. Da lì viaggiò per la Repubblica e aiutò a creare altri gruppi. Alla fine della DDR esistevano gruppi in ventuno città. L’omosessualità non era più reato da tempo, ma la SED considerava gli uomini gay cospiratori e portatori di malattie veneree. La Sicurezza di Stato vide nel lavoro di Stapel un obiettivo ostile e mise sui gruppi circa cinquanta collaboratori ufficiali e duecento informatori. L’obiettivo si chiamava disgregazione.
I gruppi divennero comunque più sicuri di sé e formularono richieste che allora sembravano utopiche: potersi sposare, adottare figli, vivere con pari diritti. Quando il 18 febbraio 1990 a Lipsia nacque l’Associazione gay della DDR, da cui è nato l’attuale LSVD, Stapel tirò fuori proprio quelle richieste e ne divenne primo portavoce e direttore. L’unificazione in questo caso andò da est a ovest.
Quando il 30 giugno 2017 il Bundestag approvò il matrimonio per tutti, Stapel fu ricordato per nome nel dibattito. Era già gravemente malato. Non esultò. C’era ancora moltissimo da fare, disse.