La parola cancellata
I diritti delle lesbiche sono diritti umani: a Pechino la frase sparì dal testo dell’ONU.
Il 15 settembre 1995 si concluse a Pechino la Quarta Conferenza mondiale sulle donne delle Nazioni Unite. Quel giorno centottantanove Stati adottarono la Piattaforma d’azione, un ampio programma per i diritti delle donne. Mancava un concetto: orientamento sessuale.
Per due settimane lesbiche di tutto il mondo si erano battute per questo. Al forum delle organizzazioni non governative a Huairou, a una cinquantina di chilometri, c’era per la prima volta una tenda lesbica ufficiale, con workshop e stand. Le attiviste sfilarono con striscioni lungo la strada principale, i loro cori risuonavano in inglese, spagnolo, francese e zulu. E quando la conferenza dedicò una giornata ai diritti umani, nella sala principale di Pechino lasciarono cadere dalla balconata uno striscione lungo oltre sette metri: «Lesbian rights are human rights».
Due giorni prima della chiusura salì al podio la sudafricana Beverley Ditsie, cofondatrice della Gay and Lesbian Organisation of the Witwatersrand. Chiese ai delegati di fare di questa una conferenza per tutte le donne, indipendentemente dal loro orientamento sessuale. Per la prima volta una donna apertamente lesbica parlava davanti a una conferenza mondiale dell’ONU.
La richiesta in sé era modesta. Una frase nel testo che condannasse la discriminazione basata sull’orientamento sessuale, niente di più. Oltre trenta Paesi la sostennero, tra cui Sudafrica, Cuba, Cile e Slovenia. Dieci anni prima, alla Conferenza mondiale sulle donne di Nairobi, solo i Paesi Bassi avevano preso la parola per le lesbiche. Nelle ultime ore di negoziato emerse che sulla frase non c’era consenso. Sparì dal documento.
Diversi Stati fecero poi mettere a verbale dichiarazioni che deploravano la cancellazione e affermavano che essa non giustificava in nessun Paese una disparità di trattamento. Non si era vinto nulla. Eppure le Nazioni Unite avevano per la prima volta discusso ufficialmente se le lesbiche avessero posto in un documento sui diritti umani.