Una firma dopo mezzanotte
Senza telecamere, dopo mezzanotte: come un presidente USA bloccò per anni il matrimonio egualitario.
Il 21 settembre 1996 il presidente americano Bill Clinton firmò una legge che lui stesso riteneva divisiva e inutile. Il «Defense of Marriage Act», in breve DOMA, stabiliva che per il diritto federale il matrimonio potesse essere solo l’unione di un uomo e una donna. Al tempo stesso gli Stati potevano semplicemente ignorare i matrimoni tra persone dello stesso sesso contratti in altri Stati.
L’impulso venne dalle Hawaii. Lì nel 1993 la corte suprema aveva lasciato intendere che un divieto di matrimonio per le coppie dello stesso sesso poteva essere incostituzionale. A Washington crebbe il timore che tali matrimoni dovessero presto essere riconosciuti in tutto il Paese. Il Congresso reagì in fretta. Entrambe le camere approvarono con ampie maggioranze, anche molti democratici.
Per Clinton il testo arrivava nel momento sbagliato. Poche settimane prima delle elezioni presidenziali non voleva regalare ai repubblicani un tema di campagna. Così firmò, senza cerimonia, senza telecamere e solo dopo mezzanotte. In una breve dichiarazione sottolineò che la legge non doveva essere un pretesto per la discriminazione e si espresse per una tutela contro le discriminazioni sul lavoro. Non se ne fece nulla.
Le conseguenze furono concrete. Le coppie sposate dello stesso sesso restarono escluse dalle prestazioni federali, in materia di tasse, pensioni o diritto dell’immigrazione.
Con gli anni il vento cambiò. Dal 2011 l’amministrazione Obama smise di difendere la legge in tribunale. Nel 2013 la Corte suprema abbatté il nucleo della legge nel caso della vedova Edith Windsor. Poco prima persino Clinton aveva chiesto ai giudici di abrogare il DOMA. Erano altri tempi, scrisse. Due anni dopo la Corte aprì il matrimonio in tutto il Paese. Formalmente però il DOMA fu abolito solo nel dicembre 2022, con il «Respect for Marriage Act».