Due volte il 20 settembre a Belgrado
Vietato nel 2009, in strada con membri del governo nel 2015: il lungo cammino di Belgrado verso il Pride.
Il 20 settembre 2015 circa trecento persone sfilarono a Belgrado dal palazzo del governo al Parlamento. Portavano bandiere arcobaleno e striscioni con frasi come «I miei diritti, le mie rivendicazioni». Il centro era transennato, veicoli blindati erano pronti, un elicottero girava sopra i tetti. Ma l’attacco che molti avevano temuto non arrivò.
La data aveva un peso. Sei anni prima, il 20 settembre 2009, si sarebbe dovuto tenere il secondo Pride di Belgrado. Già il primo tentativo, nel 2001, era stato brutalmente disperso da estremisti di destra e hooligan. Nel 2009 le minacce si moltiplicarono di nuovo. Le autorità chiesero di spostare la marcia dal centro al parco Ušće, un’area per concerti rock. Per chi organizzava non era un’opzione, perché un Pride appartiene alle strade principali di una città. La marcia non si tenne. Due anni dopo la Corte costituzionale serba dichiarò incostituzionale il divieto.
Seguirono anni amari. Nel 2010 la parata poté sfilare, ma migliaia di facinorosi ingaggiarono battaglie di strada con la polizia. Ben più di cento persone rimasero ferite. Poi lo Stato vietò il Pride tre volte di fila. Solo nel 2014 riuscì una marcia senza violenza organizzata.
Nel 2015 sfilarono persino due membri del governo, la ministra per l’Integrazione europea e il ministro della Cultura. Si aggiunsero il sindaco di Belgrado, il capo della delegazione UE e l’ambasciatore americano. La Serbia voleva entrare nell’UE e lucidare il proprio bilancio sui diritti umani. Prima della marcia principale attiviste e attivisti si radunarono per un Trans Pride. E gli organizzatori invitarono ad aiutare i profughi che allora attraversavano la città a migliaia. In Serbia si sapeva bene che cosa significasse aspettare un visto per una vita migliore.
La giornata non fu comunque del tutto normale. Dopo la marcia ai partecipanti fu consigliato di nascondere i simboli arcobaleno per tornare a casa.