Leonard Matlovich sulla copertina del Time
Una medaglia per la guerra, il congedo per l’amore: come un sergente sfidò l’esercito USA nel 1975.
L’8 settembre 1975 in edicola c’era un numero della rivista «Time» che sconcertò molte lettrici e molti lettori. In copertina c’era un giovane in uniforme dell’aeronautica americana; sulla targhetta si leggeva Matlovich. Sopra, a grandi lettere: «I Am a Homosexual». Per la prima volta il movimento gay arrivava sulla copertina di un grande settimanale d’informazione americano.
Leonard Matlovich aveva allora trentun anni, sergente tecnico, dodici anni di servizio. Tre missioni in Vietnam, Bronze Star, Purple Heart. Un soldato modello, dunque, conservatore e credente, da giovane dichiaratamente razzista. Proprio per questo l’attivista Frank Kameny lo aveva contattato. Kameny cercava da tempo un caso esemplare contro il divieto di prestare servizio come persona omosessuale.
All’inizio di marzo 1975 Matlovich consegnò di persona al suo comandante una lettera in cui faceva coming out. L’ufficiale era nero. Matlovich gli spiegò di sperare in un precedente come nel caso Brown contro Board of Education, con cui nel 1954 era stata abolita la segregazione razziale nelle scuole. Tutto ciò che era oggi lo doveva agli afroamericani, disse poi. La loro lotta gli aveva mostrato che leggi e mentalità si possono cambiare.
L’aeronautica gli offrì di restare se avesse firmato l’impegno a non avere mai più rapporti sessuali con un uomo. Rifiutò e in ottobre fu congedato. Cinque anni dopo un giudice federale ne ordinò il reintegro. Matlovich si aspettava che l’esercito trovasse presto un nuovo motivo e accettò invece un indennizzo.
Morì nel 1988 a quarantaquattro anni per le conseguenze dell’AIDS. Aveva progettato lui stesso la sua lapide, come monumento a tutti i veterani gay. Il suo nome non c’è. C’è invece la frase: l’esercito gli aveva dato una medaglia per aver ucciso due uomini e il congedo per averne amato uno.