Strasburgo mette fine al divieto per gay e lesbiche nell’esercito
Strasburgo abbatte il divieto britannico di gay e lesbiche nell’esercito. Quattro persone congedate si erano opposte.
Il 27 settembre 1999 la Corte europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo emise una sentenza destinata a cambiare radicalmente le forze armate britanniche. All’unanimità i giudici stabilirono che il Regno Unito, con il divieto di militari omosessuali, aveva violato il diritto al rispetto della vita privata.
I ricorrenti erano quattro persone con carriere irreprensibili: Jeanette Smith e Graeme Grady della Royal Air Force e Duncan Lustig-Prean e John Beckett della Royal Navy. Tutti e quattro erano stati congedati a metà degli anni Novanta dopo che la loro omosessualità era diventata nota. Grady aveva prestato servizio per oltre quattordici anni, da ultimo all’ambasciata britannica a Washington. Poi fu convocato a una presunta riunione. Era un interrogatorio. Gli inquirenti volevano sapere con chi andava a letto, che cosa faceva e quanti anni avevano i suoi partner.
Sostenuti dall’organizzazione Stonewall, i quattro si rivolsero alla giustizia. In Gran Bretagna persero; Grady si ritrovò con oltre centomila sterline di spese processuali. Il governo sosteneva che soldate e soldati apertamente omosessuali mettessero in pericolo il morale e la capacità di combattimento delle truppe. Strasburgo non accettò l’argomento e definì le indagini straordinariamente invasive.
Pochi mesi dopo, nel gennaio 2000, Londra revocò il divieto. Per molti era troppo tardi. Avevano perso la carriera, spesso anche pensione e onorificenze. Solo nel 2023 il governo britannico si scusò ufficialmente con le persone colpite. Dall’autunno 2025 un monumento al National Memorial Arboretum nello Staffordshire le ricorda; re Carlo III partecipò all’inaugurazione.