Scuse molto tardive ad Alan Turing
Una petizione, un testo del governo, scuse molto tardive: la Gran Bretagna e Alan Turing, settembre 2009.
Il 10 settembre 2009 il primo ministro britannico Gordon Brown pubblicò una dichiarazione come non ce n’erano mai state prima. A nome del governo si scusò con un uomo morto da cinquantacinque anni. Alan Turing aveva contribuito durante la Seconda guerra mondiale a decifrare i messaggi radio tedeschi Enigma ed è considerato uno dei padri del computer. All’inizio degli anni Cinquanta fu incriminato per aver avuto una relazione sessuale con un uomo. In Gran Bretagna gli atti omosessuali erano considerati grave indecenza ed erano reato. Turing non negò nulla. Per evitare il carcere, dopo la condanna accettò una cura ormonale, una castrazione chimica. I servizi segreti, che fino ad allora aveva consigliato, lo depennarono come rischio per la sicurezza. Il 7 giugno 1954 morì per avvelenamento da cianuro, poco più di due settimane prima del suo quarantaduesimo compleanno.
Le scuse furono innescate da una petizione online lanciata nell’estate 2009 da un programmatore e firmata da circa trentamila persone. Brown definì il trattamento riservato a Turing spaventoso e profondamente ingiusto. Notevole non era tanto il rammarico per il celebre caso singolo quanto la frase accanto. Anche le molte migliaia di altri uomini gay condannati in base alle stesse leggi erano stati trattati in modo terribile, e milioni di altri avevano vissuto nella paura di una condanna.
Giuridicamente la dichiarazione all’inizio non cambiò nulla. Il governo rifiutò la grazia, perché Turing era stato condannato correttamente secondo il diritto allora vigente. Solo nel dicembre 2013 la regina Elisabetta II concesse il perdono reale. In seguito arrivò una legge che riabilitò anche altri condannati in base agli stessi articoli e che nel linguaggio comune porta il nome di Turing. La strada iniziò un giovedì di settembre, con un testo su un sito del governo.