Un popolo dice sì all’amore
Uno Stato a partito unico lascia decidere il popolo: nel 2022 Cuba apre con un voto il matrimonio a tutti.
Il 25 settembre 2022 in tutta Cuba le persone erano in fila davanti ai seggi. Si votava su un nuovo Codice della famiglia di oltre quattrocento articoli. Doveva consentire alle coppie dello stesso sesso il matrimonio e l’adozione di figli. Si aggiungevano diritti per i nonni, tutela per gli anziani, misure contro la violenza di genere e la possibilità della gestazione per altri, purché non a scopo di lucro.
Per Cuba era un voto insolito. Lo Stato a partito unico fa votare solo raramente su singole leggi, e le elezioni lì si concludono di solito con maggioranze superiori al novanta per cento. Questa volta ci fu un’opposizione aperta. Soprattutto le chiese evangeliche in crescita si mobilitarono contro il testo, mettendo in guardia da un indebolimento della famiglia tradizionale.
La strada fu lunga. Già con la riforma costituzionale del 2019 il governo voleva consentire il matrimonio egualitario. Dopo una forte opposizione da ambienti ecclesiastici allora fece marcia indietro. Il nuovo codice fu poi discusso in migliaia di assemblee di quartiere. Nel luglio 2022 l’Assemblea nazionale approvò il testo. Ma l’ultima parola doveva spettare al popolo.
Una sostenitrice di spicco fu Mariela Castro. La figlia dell’ex presidente Raúl Castro dirigeva allora il centro nazionale di educazione sessuale e si impegnava da anni per le persone queer. Anche il presidente Miguel Díaz-Canel fece campagna per il sì. Al momento del voto ammise però che parte della società non comprendeva ancora la legge.
Il giorno dopo arrivò il risultato. Circa due terzi dei voti validi furono per il sì. Per Cuba è un risultato risicato, per la comunità queer una vittoria storica. Díaz-Canel scrisse su Twitter che l’amore era ora legge. Pochi giorni dopo il Codice della famiglia entrò in vigore, e sull’isola le coppie dello stesso sesso poterono sposarsi.