La legge che un Oscar ha contribuito a scrivere
Per cinque anni la legge cilena per le persone trans rimase bloccata. Poi un film con una protagonista trans vinse l’Oscar.
Il 12 settembre 2018 a Valparaíso arrivò una decisione che le persone trans in Cile aspettavano da cinque anni. La Camera dei deputati approvò la legge sull’identità di genere con novantacinque voti contro quarantasei. Il Senato l’aveva approvata pochi giorni prima.
Consente alle persone trans di cambiare nome e indicazione del genere senza dover modificare il proprio aspetto. Gli adulti si rivolgono per questo all’ufficio di stato civile. I giovani dai quattordici anni hanno bisogno del consenso dei genitori e di un tribunale per la famiglia. I bambini più piccoli restarono esclusi.
A lungo non sembrava possibile. I conservatori rallentavano il progetto dal 2013 e mettevano in guardia da una presunta «ideologia gender». Poi arrivò l’Oscar. Nel marzo 2018 «Una donna fantastica» vinse il premio per il miglior film straniero. La protagonista era Daniela Vega, lei stessa donna trans. Sfruttò l’attenzione per raccontare che rappresentava il suo Paese sul palcoscenico mondiale con un nome maschile sul passaporto. La presidente uscente Michelle Bachelet dichiarò il progetto urgente negli ultimi giorni del suo mandato.
All’improvviso la questione divenne di orgoglio nazionale. In campagna elettorale Sebastián Piñera aveva ancora ironizzato che il sesso non si cambia come una camicia. Ora il futuro presidente si congratulava con orgoglio con la troupe del film, e il suo governo sostenne la legge. A farla approvare doveva essere proprio il nuovo ministro della Giustizia. Due dei suoi figli avevano prodotto il film.
Uno studio delle università di Cambridge e Michigan State concluse poi: l’Oscar non ha creato la legge, ma ne ha facilitato in modo decisivo l’approvazione in questa forma. Alle attiviste trans restò un retrogusto amaro. Avevano lottato per anni, e alla fine a festeggiarsi fu l’intero Paese.