Due volte il primo settembre
Inasprimento e depenalizzazione caddero nello stesso giorno. In mezzo, trentaquattro anni.
Il 1º settembre 1935 entrò in vigore in Germania la versione del paragrafo 175 rielaborata dai nazionalsocialisti. Era stata approvata poco più di due mesi prima. Sulla carta la modifica sembrava minima. Cadde un solo aggettivo, la parola «contro natura». Fino ad allora i tribunali potevano condannare solo se riuscivano a provare atti simili al coito. Ora bastava molto meno. Uno sguardo, un contatto, un approccio.
I numeri mostrano quanto forte fu l’effetto. Nell’anno precedente la riforma furono pronunciate in base a questo paragrafo poco meno di mille condanne, tre anni dopo erano circa ottomilacinquecento. Secondo le stime, sotto il regime nazista la polizia arrestò circa centomila persone con questa accusa. Diverse migliaia di uomini finirono nei campi di concentramento, dove dovevano portare il triangolo rosa e stavano all’ultimo gradino della gerarchia dei detenuti. Il regime lasciò deliberatamente fuori dal paragrafo le donne lesbiche, perché continuava ad assegnare loro il ruolo di madri.
Ciò che seguì dopo il 1945 è tra i capitoli amari della Repubblica federale. La versione nazista restò semplicemente in vigore. Tra la fondazione dello Stato e la fine degli anni Sessanta furono condannati in Occidente altre decine di migliaia di uomini, molti dei quali persero lavoro, casa e famiglia.
E poi, trentaquattro anni dopo l’inasprimento, la correzione cadde esattamente nella stessa data del calendario. Il 1º settembre 1969 entrò in vigore una legge di riforma penale che rendeva non punibili gli atti sessuali consensuali tra uomini sopra i ventuno anni. Il paragrafo non era però abolito. Rimase, in versioni diverse, nel codice penale fino al 1994.