Sposarsi senza badare al passaporto
Quasi quattro anni dopo il matrimonio egualitario, Taiwan aprì finalmente gli uffici di stato civile anche alle coppie binazionali.
Il 19 gennaio 2023 a Taiwan cadde un ostacolo che per anni aveva tenuto molte coppie lontane dal matrimonio. Il ministero dell’Interno ordinò alle autorità di registrare d’ora in poi i matrimoni tra persone dello stesso sesso con partner stranieri. Che il Paese d’origine di questi conoscesse o meno il matrimonio egualitario non aveva più importanza.
Taiwan aveva introdotto il matrimonio egualitario nel maggio 2019, primo Paese asiatico. Ma il progresso aveva un difetto. Chi amava una persona del Giappone, di Singapore o della Malesia non poteva comunque sposarsi. Gli uffici si basavano su una legge di diritto internazionale privato secondo cui anche il diritto dell’altro Paese doveva consentire il matrimonio. Per le coppie binazionali il nuovo diritto restava così una promessa vuota.
La Taiwan Alliance to Promote Civil Partnership Rights si rivolse quindi ai tribunali insieme alle coppie interessate. Vinse cinque procedimenti, tra l’altro per coppie con partner del Giappone, di Hong Kong, Macao e Singapore. Ma ogni sentenza aiutava solo la coppia che aveva fatto causa.
La svolta arrivò alla fine senza una nuova legge. Il ministero cambiò semplicemente la sua interpretazione del diritto esistente e stabilì che la prassi precedente contraddiceva la legge su cui si basava il matrimonio egualitario stesso. Fu uno degli ultimi atti del governo del premier Su Tseng-chang, prossimo alle dimissioni.
Attiviste e attivisti però non erano ancora del tutto al traguardo. Restavano escluse le coppie in cui una persona proveniva dalla Repubblica popolare cinese. Secondo il diritto taiwanese le persone della Cina continentale non sono considerate straniere; per loro valgono regole proprie. Solo nel settembre 2024 si aprì anche questa porta: da allora queste coppie possono registrare un matrimonio celebrato in un Paese terzo.
La decisione di gennaio mostra quanto lavoro resti dopo una legge storica. La parità non nasce solo in Parlamento, ma spesso solo dopo, negli uffici e nelle aule di tribunale.