Strasburgo ribalta un no all’adozione
Strasburgo diede ragione a un’insegnante lesbica: il suo orientamento non è un motivo per negarle l’adozione.
Il 22 gennaio 2008 la Corte europea dei diritti dell’uomo emise a Strasburgo una sentenza che acquistò peso per le persone lesbiche e gay in tutta Europa. La Grande Camera stabilì nel caso «E.B. contro Francia» che un’insegnante francese era stata discriminata a causa del suo orientamento sessuale nella sua domanda di adozione.
La donna, indicata nel procedimento solo con le iniziali, viveva da anni una relazione stabile con la sua compagna. Alla fine degli anni Novanta chiese l’idoneità all’adozione. Il diritto francese permetteva anche alle persone single di adottare un bambino. Le autorità tuttavia rifiutarono. Richiamarono la mancanza di una figura di riferimento maschile in casa e l’atteggiamento poco chiaro della compagna verso un futuro figlio. I tribunali francesi confermarono la decisione fino all’ultima istanza.
Strasburgo la vide diversamente. Con dieci voti contro sette la maggioranza stabilì che lo stile di vita della richiedente era stato decisivo per il rifiuto. Chi consente l’adozione ai single eterosessuali non può escluderne le persone omosessuali solo a causa del loro orientamento. La Francia aveva così violato il divieto di discriminazione in combinato con il diritto al rispetto della vita privata e dovette versare un indennizzo all’insegnante.
La sentenza era notevole anche perché la stessa Corte pochi anni prima aveva deciso diversamente. Allora un francese gay aveva perso con un ricorso quasi identico. La risicata maggioranza del 2008 segnò un’inversione di rotta.
La sentenza non portò ancora l’adozione congiunta per le coppie dello stesso sesso. In Francia arrivò solo con il matrimonio egualitario. Ma stabilì un principio a cui le persone interessate potevano richiamarsi in tutti gli Stati membri del Consiglio d’Europa: l’orientamento sessuale da solo non è un motivo per negare a qualcuno l’idoneità a essere genitore.