La tragica a cui la Chiesa chiuse la porta
Una leggenda della scena parigina amava le donne. Al suo funerale la folla fece irruzione nella chiesa che la respingeva.
Il 15 gennaio 1815 morì a Parigi Mademoiselle Raucourt, una delle attrici tragiche più celebrate del suo tempo. Nata nel 1756 a Nancy come Françoise Saucerotte, figlia di un attore, debuttò a sedici anni alla Comédie-Française nel ruolo di Didone. Parigi le fu subito ai piedi. Davanti al teatro la gente si accalcava già dal mattino.
La gloria non durò a lungo. Presto la città parlò meno dei suoi ruoli che della sua vita. Raucourt spendeva più di quanto avesse, e amava le donne senza farne un gran segreto. Tra le sue amanti c’era la cantante d’opera Sophie Arnould. Un libello anonimo la descrisse persino come capo di una setta segreta di donne lesbiche mai esistita. Per sfuggire ai creditori nel 1776 lasciò la Francia e perse il suo posto nella compagnia.
Fu la regina Maria Antonietta a spianarle la strada del ritorno. Raucourt lavorò con accanimento sui grandi ruoli classici, Medea, Fedra, e fu presto considerata una delle migliori attrici tragiche del Paese. La Rivoluzione mandò la realista in prigione per mesi. Lì conobbe Henriette Simonnot-Ponty. Le due rimasero una coppia fino alla morte di Raucourt. In seguito Napoleone la mandò in Italia per diffondervi il teatro francese.
La sua morte divenne il suo ultimo scandalo. Il parroco di Saint-Roch non voleva nella sua chiesa la bara di un’attrice. La folla che seguiva il corteo funebre non lo accettò. Entrò nella chiesa finché un sacerdote, inviato dal re Luigi XVIII, non arrivò a impartire la benedizione. Migliaia di persone accompagnarono poi l’attrice al cimitero del Père-Lachaise, dove è sepolta ancora oggi.
Mademoiselle Raucourt non chiese mai il permesso, né sul palco né nella vita. Persino il suo funerale il pubblico dovette conquistarlo.