Un SMS, tre anni di carcere e una morte solitaria
Un SMS come motivo di arresto: Roger Jean-Claude Mbede fu perseguitato in Camerun perché amava un uomo. Morì a 34 anni.
Il 10 gennaio 2014 Roger Jean-Claude Mbede morì a Ngoumou, il suo villaggio natale non lontano dalla capitale camerunese Yaoundé. Aveva trentaquattro anni. Il suo «crimine» consisteva in un solo messaggio.
Nella primavera del 2011 Mbede aveva scritto a un uomo: «Sono molto innamorato di te.» Il messaggio arrivò alle autorità; Mbede fu arrestato e poco dopo condannato a tre anni di carcere. In Camerun per gli atti tra persone dello stesso sesso si rischiano fino a cinque anni. Come prova al tribunale bastò l’SMS.
Mbede trascorse sedici mesi nel carcere centrale di Kondengui a Yaoundé, dove gli fu diagnosticata un’ernia. Amnesty International lo dichiarò prigioniero di coscienza, e in tutto il mondo si mobilitarono per lui. Nel luglio 2012 fu rilasciato provvisoriamente per farsi curare. Libero però non era. Poiché il suo nome era ormai noto in tutto il Paese, viveva per lo più nascosto. Il suo procedimento si trascinava; da ultimo aspettava una decisione della Corte suprema.
Non arrivò mai. Mbede era gravemente malato e non aveva soldi per curarsi. La sua avvocata Alice Nkom, una delle più note difenditrici delle persone queer in Africa, dopo la sua morte mosse gravi accuse. La famiglia lo avrebbe portato via dall’ospedale, rinchiuso in una stanza e lasciato morire. La vera colpa però Nkom la vedeva nello Stato, che perseguita le persone queer e le lascia senza protezione. Organizzazioni per i diritti umani chiesero un’indagine.
Il destino di Mbede divenne il simbolo della persecuzione delle persone queer in Camerun. Nkom annunciò che avrebbe continuato a lottare finché la più alta corte non si fosse pronunciata sul divieto. La legge in base alla quale Mbede era stato condannato restò in vigore.