Il microfono sulla tomba di David Kato
Sulla tomba di David Kato il pastore predicò contro l’omosessualità. I suoi amici gli tolsero il microfono.
Il 28 gennaio 2011 David Kato fu sepolto nel villaggio di Nakawala, nell’Uganda centrale. Due giorni prima il più noto attivista gay del Paese era stato ucciso a martellate nella sua casa. Al funerale vennero diverse centinaia di persone. Molte delle sue amiche e dei suoi amici indossavano magliette nere con la sua immagine.
Kato non si era mai nascosto. Come insegnante e poi nell’organizzazione Sexual Minorities Uganda lottava contro un clima sempre più ostile. Nell’autunno del 2010 il tabloid «Rolling Stone» pubblicò nomi e foto di presunti omosessuali e chiese che venissero impiccati. Tra loro c’era anche il volto di Kato. Fece causa insieme a due compagni di lotta e all’inizio di gennaio ottenne ragione. Poche settimane dopo era morto.
Sulla tomba scoppiò lo scandalo. Il pastore usò la predica per chiamare i presenti alla conversione e li paragonò a Sodoma e Gomorra. Non voleva benedire il defunto. Era troppo. L’attivista Kasha Jacqueline Nabagesera si fece avanti e gli tolse il microfono di mano. L’atmosfera si capovolse, alcuni abitanti del villaggio si schierarono con il pastore, la polizia dovette intervenire.
Poiché il villaggio non voleva accompagnare la bara, la portarono alla tomba gli amici e le amiche di Kato. L’ultima benedizione la impartì Christopher Senyonjo, un vescovo anglicano che la sua Chiesa aveva escluso per il suo impegno a favore delle persone queer.
Le immagini fecero il giro del mondo. Anche il presidente americano Barack Obama rese omaggio a Kato come coraggioso combattente per l’equità e la libertà. Nello stesso anno un giovane fu condannato a trent’anni di carcere per il delitto.
Da allora la pressione sulle persone queer in Uganda non si è allentata. Nel 2023 è entrata in vigore una delle leggi anti-omosessualità più dure del mondo. Il funerale di Kato mostra ancora oggi che il lutto può essere anche resistenza.