Il deputato che preferì vivere
Non voleva essere un martire, ma vivere: nel 2019 il primo deputato apertamente gay del Brasile fuggì dalle minacce di morte.
Il 24 gennaio 2019 il Brasile apprese dal giornale che uno dei suoi parlamentari più noti non sarebbe tornato. Jean Wyllys, il primo deputato federale del Paese a vivere apertamente da gay e a fare dei diritti queer il proprio programma politico, dichiarò in un’intervista alla «Folha de S. Paulo» di trovarsi all’estero. Non avrebbe assunto il mandato. Eppure era stato rieletto per la terza volta solo a ottobre.
Wyllys era diventato famoso in tutto il Paese vincendo il reality show «Big Brother Brasil». Poi il giornalista e docente passò alla politica ed entrò alla Camera dei deputati per il partito di sinistra PSOL, eletto a Rio de Janeiro. Lì si impegnò per il matrimonio egualitario, contro l’omofobia e per i diritti delle persone trans. E si fece dei nemici.
Le minacce cominciarono già nel suo primo mandato. Più tardi si aggiunsero campagne diffamatorie sui social che lo associavano falsamente alla pedofilia. La svolta arrivò nel marzo 2018. A Rio fu uccisa a colpi di pistola la consigliera comunale Marielle Franco, un’attivista nera per i diritti umani e stretta compagna di strada di Wyllys. Da allora si muoveva solo con la scorta. Come passare quattro anni della propria vita in un’auto blindata, chiese in seguito.
Allo stesso tempo il clima politico si ribaltò. All’inizio di gennaio Jair Bolsonaro era diventato presidente, un politico che per anni si era espresso in modo sprezzante sugli omosessuali e con cui Wyllys si era scontrato più volte duramente in Parlamento.
Wyllys motivò la sua scelta con sobrietà. Non voleva essere un martire. Voleva vivere. Preservare una vita minacciata, scrisse su Twitter, è anche una strategia nella lotta per giorni migliori. Il suo seggio fu preso da David Miranda, anch’egli un politico apertamente gay. Wyllys andò a Berlino.
Il suo addio rese visibile a livello internazionale quale prezzo possa avere l’impegno politico queer in Brasile.