Il Bundestag ricorda per la prima volta le vittime queer del nazismo
Per la prima volta il Bundestag mise al centro del Giorno della memoria le vittime queer dei nazisti. Un segno tardivo.
Il 27 gennaio 2023 al Bundestag tedesco fu per la prima volta al centro dell’attenzione un gruppo a lungo trascurato. La cerimonia annuale in memoria delle vittime del nazionalsocialismo era dedicata quel giorno alle persone perseguitate per il loro orientamento sessuale o la loro identità di genere.
La data non è casuale. Il 27 gennaio 1945 l’Armata Rossa liberò il campo di Auschwitz; dagli anni Novanta il giorno è in Germania una ricorrenza ufficiale. Fino ad allora le vittime queer comparivano in queste cerimonie tutt’al più ai margini. L’autore e storico Lutz van Dijk si era battuto per anni e aveva infine lanciato una petizione, sostenuta da sopravvissuti, ricercatori e rappresentanti di altri gruppi di vittime. Solo dopo il cambio di governo la presidente del Bundestag Bärbel Bas diede il suo assenso.
Il discorso principale lo tenne la sopravvissuta olandese all’Olocausto Rozette Kats, che si era salvata da bambina ebrea nascosta. Poi Maren Kroymann e Jannik Schümann lessero due storie di vita. Mary Pünjer, una ebrea lesbica di Amburgo, fu arrestata come «asociale», deportata a Ravensbrück e uccisa nel 1942 nel centro di sterminio di Bernburg. Karl Gorath sopravvisse a diversi campi, tra cui Auschwitz. Dopo la guerra lo stesso giudice lo condannò di nuovo.
Proprio questo punto diede alla giornata la sua asprezza. Nella Repubblica federale il paragrafo 175 restò in vigore fino al 1969 nella versione inasprita dai nazisti. Lo ricordò alla fine Klaus Schirdewahn, condannato nel 1964 a diciassette anni. Lo Stato annullò le condanne dell’epoca nazista solo nel 2002, quelle del dopoguerra addirittura nel 2017.
Per molti nella comunità l’ora trascorsa nell’aula plenaria fu più di un gesto. Fu il riconoscimento tardivo che il triangolo rosa fa parte della storia di questo Paese.