Un bacio, ottocento commenti e una sentenza da Strasburgo
Un bacio su Facebook, centinaia di commenti d’odio, nessuna indagine. Finché Strasburgo presentò il conto alla Lituania.
Il 14 gennaio 2020 la Corte europea dei diritti dell’uomo condannò la Lituania per aver lasciato soli due giovani uomini. La loro colpa? Un bacio.
Pijus Beizaras e Mangirdas Levickas erano una coppia. Nel dicembre 2014 pubblicarono su Facebook una foto in cui si baciavano. Un’immagine come ne condividono innumerevoli coppie innamorate. Doveva mostrare che anche in Lituania esistono coppie gay. La reazione fu devastante. Sotto l’immagine si accumularono circa ottocento commenti, molti pieni d’odio. Bisognava bruciarli, castrarli o ammazzarli, scrivevano sconosciuti.
La coppia si rivolse alla Lithuanian Gay League, che sporse denuncia alla procura generale. Ma le autorità non videro motivo di indagare. I commenti erano sì contrari all’etica, ma non punibili. I tribunali confermarono questa linea e andarono persino oltre: il comportamento dei due uomini era stato «eccentrico», dovevano aspettarsi un rifiuto. Un procedimento penale sarebbe stato solo uno spreco di tempo e risorse.
A Strasburgo i sette giudici la videro diversamente, all’unanimità. La Lituania aveva discriminato i due uomini per il loro orientamento sessuale e negato loro un ricorso effettivo. Chi istiga all’odio contro un gruppo non deve arrivare a incitare ad atti di violenza concreti perché lo Stato debba intervenire. E proprio le minoranze lo Stato le deve proteggere, anche se una parte della popolazione le rifiuta. Ciascuno dei due uomini ricevette cinquemila euro di risarcimento.
La sentenza è considerata una pietra miliare nella lotta contro l’odio in rete. Chiarisce che le autorità non possono liquidare le minacce omofobe come innocue opinioni. Viene citata ancora oggi quando Stati europei chiudono gli occhi sull’istigazione all’odio contro le persone queer.