«Mezzo uomo» in finale a Melbourne
Non testa di serie, 19 anni e apertamente lesbica: nel 1999 Amélie Mauresmo vola in finale e deve sopportare lo scherno di Hingis.
Il 30 gennaio 1999 a Melbourne giocava la finale degli Australian Open una giovane donna su cui quasi nessuno avrebbe scommesso. Amélie Mauresmo aveva 19 anni, non era testa di serie e fino ad allora era poco conosciuta fuori dalla Francia. In quei giorni però tutto il mondo del tennis parlava di lei, e non solo per il suo potente rovescio.
Nella prima settimana del torneo Mauresmo aveva fatto qualcosa che sul circuito femminile quasi nessuna aveva osato dai tempi di Martina Navratilova. Parlò apertamente del fatto di essere lesbica e presentò ai media la sua compagna. Sylvie Bourdon, 31 anni, da quel momento sedette nel box della giocatrice e la incitò a gran voce. Finalmente era in pace con sé stessa, disse Mauresmo, e si vedeva anche nel suo tennis.
Poi arrivò la semifinale contro la numero uno del mondo Lindsay Davenport. Mauresmo vinse, e Davenport disse poi di essersi sentita come se giocasse contro un uomo. In seguito si scusò. Ancora più in là andò la svizzera Martina Hingis. In un’intervista in tedesco avrebbe detto della sua avversaria in finale che era lì con la sua ragazza e che era mezzo uomo. Hingis contestò la formulazione; vere scuse non arrivarono mai. La stampa scandalistica di Melbourne si gettò sulla storia.
Hingis vinse nettamente la finale per 6-2, 6-3. Era il suo terzo titolo consecutivo a Melbourne. I titoli dei giornali però furono tutti per la sconfitta. Nonostante tutto il clamore, sottolineò quanto fosse importante per lei non dover più nascondere chi amava.
Mauresmo non si lasciò distrarre. Qualche anno dopo salì al numero uno del mondo e nel 2006 vinse gli Australian Open e Wimbledon. La sua apparizione del 1999 è considerata ancora oggi una pietra miliare per la visibilità delle donne lesbiche nello sport di alto livello.