La piccola riforma del diritto penale
Nel 1971 l’Austria abolisce il divieto totale dell’omosessualità, ma nuove leggi continuano a discriminare.
Il 2 agosto 1971 viene pubblicata nella Gazzetta ufficiale federale della Repubblica d’Austria la legge di modifica del diritto penale del 1971, nota a posteriori come «piccola riforma del diritto penale». Si realizza così giuridicamente ciò che il Consiglio nazionale aveva deciso tre settimane prima, l’8 luglio 1971: la fine del divieto totale degli atti tra persone dello stesso sesso in vigore dal 1852 (§129 Ib del codice penale). A differenza della maggior parte dei Paesi europei, questo divieto non riguardava solo gli uomini, ma espressamente anche le donne.
La forza trainante della riforma è il ministro della Giustizia Christian Broda (SPÖ), che la fa passare con il governo di minoranza guidato da Bruno Kreisky. In precedenza l’ÖVP, sostenuta dalla Chiesa cattolica, si era opposta per anni a ogni allentamento. Alcuni vescovi avvertivano che con la depenalizzazione l’omosessualità sarebbe potuta diventare «di moda».
Il progresso resta però a metà: contemporaneamente la legge introduce quattro nuove norme penali speciali, poco dopo riprese nel nuovo codice penale come §§209, 210, 220 e 221. Il §209 fissa per gli atti omosessuali maschili un’età del consenso di 18 anni, mentre per i contatti eterosessuali e lesbici restano i 14 anni. Il §210 punisce la prostituzione maschile, il §220 vieta la «pubblicità per la lussuria con persone dello stesso sesso», il §221 la fondazione di associazioni di questo tipo.
Questi paragrafi speciali continuano a costare la libertà alle persone: tra il 1971 e il 2002 vengono pronunciate circa 1500 condanne. Il §210 cade solo nel 1989, i §220 e §221 nel 1997, l’età del consenso discriminatoria del §209 addirittura solo nel 2002. Nel 1971 l’Austria è comunque tra gli ultimi Paesi dell’Europa occidentale ad abolire del tutto il divieto totale dell’omosessualità. La legge entra in vigore 15 giorni dopo la pubblicazione, il 17 agosto 1971.