Quando la Chiesa discusse di omosessualità
Un teologo affermò nel 1966: non c’era motivo di negare il matrimonio alle coppie omosessuali.
Il 22 agosto 1966 iniziò a San Francisco un convegno di tre giorni come prima non se ne erano quasi mai visti. Il Glide Urban Center e il Council on Religion and the Homosexual avevano invitato alla «Consultation on Theology and the Homosexual», che durò fino al 24 agosto. Si discusse una questione allora delicata: che cosa ha davvero da dire la Chiesa sulle persone omosessuali?
Il Council era nato due anni prima. Alla fine di maggio 1964 a Mill Valley, in California, sedici religiosi protestanti si erano seduti allo stesso tavolo con tredici rappresentanti del movimento omofilo. Ne nacque un’organizzazione che fu la prima negli Stati Uniti a inserire la parola «homosexual» nel proprio nome. Divenne nota soprattutto per l’intervento della polizia contro il suo ballo di Capodanno del 1965 alla California Hall, considerato una svolta della storia queer di San Francisco.
Per il convegno dell’agosto 1966 il teologo Robert L. Treese scrisse un documento sui fondamenti biblici. Passò in rassegna i passi pertinenti, segnalò errori di traduzione ed espose che la distruzione di Sodoma non poteva servire come prova contro l’omosessualità. In conclusione affermò di non vedere alcun motivo, né logico né teologico, per negare il matrimonio alle coppie omosessuali, con gli stessi diritti e doveri delle coppie eterosessuali.
Lo scrisse nel 1966, tre anni prima dei moti di Christopher Street a New York. Il testo fu pubblicato nel modo più semplice: disponibile al Glide Urban Center in Ellis Street, cinquanta centesimi la copia. L’effetto immediato rimase però limitato.