Il primo Pride del Paese attraversa Tokyo
Il primo Pride del Giappone iniziò con un pugno di coraggiosi. All’arrivo erano già diverse centinaia.
Il 28 agosto 1994 il primo Pride del Giappone sfilò per le strade di Tokyo. Si chiamava «Tokyo Lesbian Gay Parade» e andava dal parco Chuo a Shinjuku al parco Miyashita a Shibuya, che in quella forma non esiste più da tempo.
Prima dell’evento la situazione si fece spiacevole. Teishiro Minami, che aveva messo in piedi la parata, ricevette diverse telefonate a tarda notte. Lo si metteva sotto pressione perché rinunciasse. Non lo fece.
Alla partenza, ricorda, c’erano meno di cinquanta persone. All’arrivo se ne erano aggiunte più di trecento. Altri resoconti parlano di circa mille partecipanti, una notizia dell’epoca addirittura di millecinquecento. Quanti fossero esattamente oggi non si può più stabilire.
Il successo non fu automatico. Negli anni Novanta e Duemila la parata a Tokyo non si tenne ogni anno. Altre città subentrarono, Osaka per esempio e Sapporo, che oggi organizzano propri eventi. Solo dal 2012 crebbe intorno al corteo il festival che si conosce oggi. Per il 2018 il quotidiano Asahi Shimbun riportò oltre centocinquantamila visitatori.
Vent’anni dopo la prima edizione Minami disse di provare un profondo rispetto per chi aveva tenuto in vita l’evento. Il tono era cambiato da tempo. Da un piccolo corteo attraverso Shinjuku era nato un grande evento allegro, in cui ambasciate e aziende gestivano stand.
È rimasta la situazione giuridica di partenza. L’articolo ventiquattro della Costituzione giapponese lega il matrimonio al consenso reciproco di entrambi i sessi. Questa formulazione è considerata un ostacolo all’apertura del matrimonio in Giappone. Le poche decine di persone che quel giorno di agosto partirono da Shinjuku rivendicavano dunque qualcosa che ancora manca.