La prima Queer Azaadi March a Mumbai
La prima Queer Azaadi March a Mumbai si rivolge contro una legge coloniale britannica.
Il 16 agosto 2008 il parco August Kranti Maidan è quel pomeriggio un luogo d’incontro queer e politico. Là dove nel 1942 Mahatma Gandhi aveva chiesto con il suo discorso «Quit India» il ritiro della potenza coloniale britannica, quel sabato pomeriggio si radunano secondo la stampa circa 500 persone, molte con cartelli dipinti a mano, bandiere arcobaleno e occhiali da sole contro l’umidità del monsone. È il primo corteo del Pride di Mumbai chiamato ufficialmente «Queer Azaadi March», e al tempo stesso un richiamo voluto alla storia dell’indipendenza del Paese.
L’India ha appena celebrato il 61º anniversario della sua indipendenza. Ma è ancora in vigore la Section 377 del codice penale indiano, una norma del 1860 introdotta sotto il dominio britannico che punisce i «rapporti carnali contro natura» con fino a dieci anni di carcere. Molti manifestanti conoscono la norma per esperienza diretta: come minaccia durante i controlli di polizia, come strumento di ricatto, come costante incertezza giuridica sulla propria vita amorosa.
Al centro della manifestazione non c’è quindi solo la richiesta di accettazione, ma una rivendicazione politica chiaramente formulata. Attiviste e attivisti leggono una dichiarazione in cui chiedono al governo britannico di scusarsi per le sofferenze causate dalla Section 377. Al tempo stesso esortano il governo indiano ad abolire finalmente questa «odiosa eredità dell’Impero» e a rompere così con il retaggio giuridico coloniale.
Quel pomeriggio tenne un discorso anche Manvendra Singh Gohil, noto come «il primo principe gay dell’India», e chiese ai britannici scuse per l’inserimento della Section 377 nell’IPC (Indian Penal Code).
Quasi un anno dopo la marcia arriva una svolta giuridica. Nel luglio 2009 l’Alta corte di Delhi dichiara incostituzionale la Section 377 nella misura in cui criminalizza gli atti consensuali tra adulti. Per molte persone queer in India la sentenza è un momento di vera azaadi, di liberazione. Ma il sollievo non dura. Nel 2013 la Corte suprema ripristina la punibilità, rimandando la decisione al legislatore. Solo nel settembre 2018 la Corte suprema abbatte definitivamente la Section 377.