L’uomo che quasi diventò vicepresidente degli Stati Uniti
Un attivista gay voleva diventare vicepresidente degli USA nel 1980 e tenne uno dei discorsi più forti dei democratici.
Il 14 agosto 1980 Melvin «Mel» Boozer fu candidato ufficialmente alla vicepresidenza degli Stati Uniti alla convention democratica di New York. Divenne così la prima persona apertamente gay il cui nome fu messo ai voti per questa carica in una convention di nomina di un grande partito americano.
Boozer, nato nel 1945 a Washington D.C., aveva conseguito il dottorato a Yale ed era professore di sociologia. Dal 1979 presiedeva, prima persona nera in quel ruolo, la Gay Activists Alliance di Washington. Per la convention il gruppo di delegati gay e lesbiche raccolse circa 400 firme, abbastanza per candidare ufficialmente Boozer e assicurargli così del tempo di parola in sala.
Prima dell’inizio del voto Boozer ritirò la candidatura a favore del vicepresidente in carica Walter Mondale, ma tenne davanti ai delegati un discorso trasmesso in diretta televisiva. Vi fece un confronto diretto tra razzismo e omofobia: «So che cosa significa essere chiamato “negro”, e so che cosa significa essere chiamato “frocio”, e capisco le differenze fino al midollo. E posso riassumere questa differenza in una parola: nessuna.»
Il discorso fu applaudito da molti delegati, ma ci furono anche alcuni fischi.
Boozer rimase politicamente attivo, tra l’altro come lobbista della National Gay Task Force e come cofondatore di un club democratico per lesbiche e gay neri a Washington. Morì il 6 marzo 1987 a 41 anni per una malattia legata all’AIDS. Nel 2019 fu iscritto postumo nel National LGBTQ Wall of Honor.