Truman Capote muore a Los Angeles
Lo scrittore Truman Capote viveva apertamente da gay molto prima che la visibilità queer fosse scontata.
Il 25 agosto 1984 Truman Capote morì a 59 anni nella casa della sua amica Joanne Carson a Bel Air, Los Angeles. Con opere come «Colazione da Tiffany» e «A sangue freddo» Capote era tra gli scrittori americani più noti del suo tempo. Pubblica quanto il suo successo letterario era anche una parte della sua personalità che molti altri dovevano ancora nascondere: Capote viveva apertamente da uomo gay.
Decenni prima che le celebrità queer fossero naturalmente visibili negli Stati Uniti, Capote non faceva mistero della sua omosessualità. La sua voce acuta, i suoi modi e le sue relazioni erano oggetto di attenzione pubblica, e non di rado anche di scherno e omofobia. Eppure non cercò di presentarsi in modo più «adatto» a un pubblico eterosessuale. Lo scrittore Jack Dunphy fu a lungo il suo compagno; la loro relazione iniziò alla fine degli anni Quaranta e rimase, nonostante i cambiamenti successivi, di grande importanza fino alla fine della vita di Capote.
Capote non era però un attivista classico del movimento gay. La sua importanza per la storia queer sta piuttosto nella sua visibilità: un autore di fama mondiale e star dei media parlava apertamente della propria sessualità in un’epoca in cui ciò poteva avere conseguenze professionali e sociali.
Riassunse la sua tendenza a mettersi in scena senza riguardi in «Musica per camaleonti», del 1980, con una frase diventata celebre: «I’m an alcoholic. I’m a drug addict. I’m homosexual. I’m a genius.»