Lo studio che abbatté un dogma
Tre esperti, sessanta protocolli di test, nessuna differenza: nel 1956 una psicologa abbatté un dogma.
Il 30 agosto 1956 la psicologa Evelyn Hooker salì sul podio del congresso dell’American Psychological Association a Chicago. Presentò un lavoro destinato a cambiare lo sguardo degli specialisti sull’omosessualità, intitolato «The Adjustment of the Male Overt Homosexual».
Hooker faceva ricerca all’Università della California a Los Angeles. Il progetto era stato stimolato da un suo ex studente, Sam From, che le aveva fatto conoscere la sua cerchia di amici e le aveva detto che era suo dovere scientifico studiare persone come lui. Allora l’omosessualità era considerata una malattia in psicologia, un crimine in tribunale e un peccato nella Chiesa. Fino ad allora erano stati studiati quasi solo uomini provenienti da carceri e istituti psichiatrici.
Nel 1953 Hooker chiese una borsa al National Institute of Mental Health. La ottenne. Per lo studio riunì sessanta uomini, trenta omosessuali e trenta eterosessuali, abbinati per età, posizione sociale e intelligenza. Tutti svolsero gli stessi tre test di personalità, tra cui il test di Rorschach. I protocolli furono inviati a tre psicologi rinomati che non sapevano chi appartenesse a quale gruppo. Dovevano valutare lo stato psichico e distinguere i due gruppi.
Con il test di Rorschach non ci riuscirono in modo affidabile. Nel complesso non trovarono differenze nell’adattamento psichico. Chi si aspettava una malattia non trovò semplicemente nulla.
Un anno dopo lo studio uscì sul Journal of Projective Techniques. Nel 1967 il National Institute of Mental Health mise la ricercatrice a capo di un gruppo di lavoro sull’omosessualità, il cui rapporto finale del 10 ottobre 1969 raccomandava tra l’altro di abrogare le leggi sulla sodomia. Quando l’American Psychiatric Association cancellò poi l’omosessualità dal suo manuale diagnostico, il lavoro di Hooker fu tra le ragioni determinanti.