I diari sigillati
Thomas Mann sigillò i suoi diari per 20 anni. Raccontano del suo amore per gli uomini.
Il 12 agosto 1955 Thomas Mann morì poco dopo le 20 all’ospedale cantonale di Zurigo, a 80 anni. Aveva ancora chiesto i suoi occhiali: vedere, osservare, leggere. Ciò che lasciava, oltre all’opera, era un segreto, chiuso a chiave per testamento per vent’anni.
Solo nel 1975 i suoi diari cominciarono a essere pubblicati. Ciò che contenevano cambiò l’immagine del premio Nobel. Il marito di Katia, padre di sei figli, rappresentante della borghesia tedesca, aveva desiderato uomini per tutta la vita e lo aveva messo per iscritto.
Ciò emerge con più chiarezza nell’estate del 1950. Al Grand Hotel Dolder di Zurigo il settantacinquenne nota un giovane cameriere, Franz Westermeier. Mann gli scrive, offre una lettera di raccomandazione, aspetta. La risposta non arriva. Da St. Moritz annota con quanta impazienza speri in qualche riga; mesi dopo ammette di esaminare ogni consegna della posta in quell’attesa e lo definisce lui stesso insensato. Katia ed Erika erano al corrente e gli consigliavano se una lettera a un dipendente d’albergo fosse conveniente. Parallelamente leggeva le poesie di Michelangelo a Tommaso Cavalieri e ne trasse un saggio. Il proprio desiderio divenne letteratura, come già in «Tonio Kröger» e nella «Morte a Venezia».
Lo storico della letteratura Tilmann Lahme va oltre nella sua biografia del 2025: Mann non avrebbe sposato Katia Pringsheim nel 1905 per amore, ma nella speranza di liberarsi così della propria omosessualità. Una vita da uomo apertamente gay non fu mai un’opzione per l’autorità morale Thomas Mann. L’immagine della famiglia borghese era anche una facciata.
Lui stesso ha permesso di guardare dietro quella facciata, solo con ritardo. Pochi anni prima di morire scrisse nel suo diario che il mondo doveva conoscerlo non solo in ambito letterario, ma anche «nella mia sofferenza e nella mia lotta».