Una vittoria in tribunale, con un limite
La più alta corte della Malesia abolisce un divieto della sharia contro il sesso tra uomini. Ma la sentenza ha un limite.
Il 25 febbraio 2021 la Corte federale della Malesia, il più alto tribunale del Paese, dichiarò incostituzionale una norma del diritto penale della sharia dello Stato di Selangor. L’articolo puniva il «rapporto sessuale contro l’ordine naturale» e veniva usato contro gli uomini gay. I nove giudici decisero all’unanimità.
L’innesco fu una retata nel novembre 2018. Funzionari religiosi irruppero in una casa privata del Selangor e arrestarono undici uomini, accusati di «tentati» atti omosessuali. Un anno dopo cinque di loro furono condannati a multe, carcere e sei colpi di bastone ciascuno. Le condanne suscitarono sgomento a livello internazionale.
Uno degli uomini reagì. Invece di piegarsi al tribunale della sharia, il trentacinquenne si rivolse alla Corte federale con il sostegno di avvocati impegnati. Il suo procedimento penale fu sospeso fino alla decisione, e il suo nome restò segreto.
La motivazione fu notevolmente sobria. La presidente della Corte Tengku Maimun Tuan Mat stabilì che il potere di legiferare in materia penale spetta al Parlamento nazionale. Il Selangor aveva oltrepassato le sue competenze. Di diritti umani non si parlò.
Proprio qui sta il limite. Il codice penale nazionale punisce ancora gli atti tra persone dello stesso sesso con fino a vent’anni di carcere e frustate. Viene però applicato raramente. Molto più zelanti si mostrano le autorità religiose degli Stati federati, che prendono di mira soprattutto le donne trans. Human Rights Watch parlò perciò di un passo piccolo ma significativo.
La sentenza ebbe comunque effetti oltre il Selangor. Nel febbraio 2024 la Corte federale vi fece riferimento quando annullò tutta una serie di norme della sharia nello Stato del Kelantan.