Un governatore blocca il divieto di matrimonio
Una penna rossa contro il divieto di matrimonio: come il governatore di Washington frenò i repubblicani nel 1997, e perse comunque.
Il 21 febbraio 1997 Gary Locke, nuovo governatore dello Stato americano di Washington, pose il veto a una legge che doveva limitare espressamente il matrimonio a uomo e donna. In carica solo da poche settimane, il democratico si opponeva così alla maggioranza repubblicana del Parlamento di Olympia.
Lo sfondo: dopo una sentenza alle Hawaii, i conservatori di tutto il Paese temevano che lì le coppie dello stesso sesso potessero presto sposarsi e portare il loro matrimonio in altri Stati. Washington doveva quindi vietare non solo il matrimonio, ma anche il riconoscimento dei matrimoni celebrati altrove. Già al voto in Senato le «Lesbian Avengers» protestarono con un bacio pubblico sui gradini del Campidoglio. Il testo arrivò poi sulla scrivania di Locke proprio a San Valentino.
Il governatore aveva già lasciato intuire la sua decisione quando, alla domanda di un giornalista, tirò fuori dalla tasca della giacca una penna rossa. Nella motivazione definì la legge divisiva e superflua, dato che i tribunali escludevano comunque i matrimoni tra persone dello stesso sesso. Lo Stato doveva respingere odio, violenza e intolleranza e puntare sul rispetto reciproco. Un tentativo del Senato di superare il veto fallì pochi giorni dopo.
Locke però non era un pioniere del matrimonio egualitario. Vi era personalmente contrario e in seguito si espresse a favore delle unioni registrate. La sua opposizione riguardava una legge che percepiva come un’esclusione mirata.
Il successo durò solo un anno. Nel 1998 i repubblicani ripresentarono il testo; Locke pose il veto entro un’ora, e lo stesso giorno entrambe le camere lo superarono. Diversi democratici si accodarono per evitare un referendum infuocato in un anno elettorale. Solo nel 2012 Washington aprì il matrimonio, e gli elettori confermarono la decisione alle urne. Lo Stato fu così tra i primi tre in cui il matrimonio egualitario fu confermato da un voto popolare.