Essere trans non è più una malattia
Un decreto poco appariscente fece della Francia il primo Paese a non classificare più la transidentità come malattia psichica.
Il 10 febbraio 2010 nella Gazzetta ufficiale francese comparve un decreto poco appariscente ma di grande effetto. La Francia cancellò i «disturbi precoci dell’identità di genere» dall’elenco delle malattie psichiatriche di lunga durata. Essere trans ufficialmente non era più considerato una malattia psichica. Nessun altro Paese al mondo aveva osato prima questo passo.
Lo aveva annunciato la ministra della Salute Roselyne Bachelot già nel maggio dell’anno precedente, poco prima della Giornata internazionale contro l’omofobia e la transfobia. Le organizzazioni trans si erano battute a lungo per questo. Per loro la classificazione come caso psichiatrico era un’umiliazione continua. Chi voleva una transizione doveva farsi registrare come malato psichico perché l’assicurazione malattia pagasse.
La medicina però non uscì del tutto di scena. Da allora i trattamenti furono rimborsati attraverso un’altra categoria di malattie di lunga durata, per mantenere la copertura integrale delle spese. E chi voleva cambiare l’indicazione del sesso aveva ancora bisogno di un’operazione e di perizie mediche. Louis-Georges Tin, promotore della Giornata internazionale contro l’omofobia, parlò quindi di una vittoria simbolica.
Ma i simboli possono aprire porte. Nel 2016 la Francia abolì le condizioni mediche per il cambio dell’indicazione del sesso. L’Organizzazione mondiale della sanità seguì nel 2019. Nella sua nuova classificazione delle malattie spostò l’incongruenza di genere dal capitolo dei disturbi mentali a quello della salute sessuale.
A posteriori il decreto non fu un punto d’arrivo, ma un inizio. Uno Stato aveva per la prima volta messo nero su bianco ciò che le persone trans avevano sempre saputo: non sono malate.