Sì al matrimonio egualitario, contro la volontà della Chiesa
Primo Paese di tradizione ortodossa, la Grecia aprì il matrimonio alle coppie dello stesso sesso.
Il 15 febbraio 2024, a tarda sera, il Parlamento greco votò ad Atene una legge che le coppie queer del Paese attendevano da tempo. Il risultato fu netto: centosettantasei deputati dissero sì all’apertura del matrimonio civile alle coppie dello stesso sesso. La Grecia divenne così il primo Paese a maggioranza ortodossa al mondo a introdurre il matrimonio egualitario.
Già la situazione di partenza era notevole. Il testo veniva dal governo conservatore del primo ministro Kyriakos Mitsotakis, ma parte del suo stesso partito si rifiutò di seguirlo. L’ex premier Antonis Samaras dichiarò in aula che il matrimonio tra persone dello stesso sesso non è un diritto umano. La maggioranza si formò solo con i voti dell’opposizione di sinistra. Il suo leader Stefanos Kasselakis, lui stesso apertamente gay, aveva minacciato conseguenze ai dissidenti del suo gruppo.
Il vento contrario più forte arrivò dall’influente Chiesa ortodossa. L’arcivescovo Ieronymos chiese un voto per appello nominale, perché gli elettori vedessero come avevano votato i loro rappresentanti. La sera davanti al Parlamento si fronteggiavano due schieramenti: da una parte bandiere arcobaleno, dall’altra icone, croci e preghiere. Quando fu annunciato il risultato, esplose la gioia.
La legge portò soprattutto sicurezza alle famiglie arcobaleno. In Grecia le unioni civili esistevano già dal 2015, ma la responsabilità genitoriale l’aveva solo il genitore biologico. L’altro non poteva né andare a prendere il bambino a scuola né portarlo in ospedale in caso di emergenza. Ora le coppie sposate ottenevano pieni diritti genitoriali e il diritto di adottare.
La comunità però non si sentiva ancora del tutto al traguardo. La strada della maternità surrogata resta preclusa alle coppie gay. Stella Belia dell’organizzazione Rainbow Families parlò comunque di una grande vittoria per cui si era lottato per anni.