La folla di Mtwapa
Una voce, una campagna d’odio, una folla: come in Kenya una clinica per l’HIV divenne bersaglio di giustizia sommaria.
Il 12 febbraio 2010 a Mtwapa, una città costiera a nord di Mombasa, diverse centinaia di uomini sfilarono per le strade. Il loro obiettivo era un piccolo centro sanitario dell’istituto statale Kenya Medical Research Institute, KEMRI. Lì gli uomini che hanno rapporti sessuali con uomini ricevevano test HIV, consulenza e preservativi. Per la folla era la prova che lì si promuoveva l’omosessualità.
Il terreno lo avevano preparato altri. Da settimane circolava la voce che a Mtwapa si sarebbe celebrato un matrimonio tra due uomini. Le radio locali la ripresero. Nelle moschee si invitava a smascherare gli omosessuali, e il giorno prima dell’attacco uno sceicco e un vescovo chiesero insieme alla stampa la chiusura della clinica.
Ciò che seguì fu giustizia sommaria. Gruppi perquisirono case; un uomo fu picchiato mentre andava al centro e quasi dato alle fiamme prima che la polizia intervenisse. Due dipendenti della clinica finirono in custodia, uno a quanto pare solo per una maglietta con un messaggio sul sesso sicuro. Un rappresentante delle autorità annunciò che avrebbe fatto sottoporre gli arrestati a visite mediche per dimostrarne l’omosessualità. Gli aggressori invece non furono toccati.
Human Rights Watch concluse dalle proprie ricerche che la violenza era stata pianificata e non spontanea. Nei giorni successivi ci furono aggressioni anche a Mombasa. La clinica di Mtwapa restò chiusa, il personale disorientato.
Proprio questo rende il caso così amaro. L’odio non colpì solo singole persone, ma proprio la struttura che doveva proteggere dall’HIV un gruppo particolarmente vulnerabile. Mtwapa divenne un primo esempio di come voci, mobilitazione religiosa e uno Stato passivo possano combinarsi nell’Africa orientale. Il sesso tra uomini in Kenya è ancora oggi reato.